Roy Staab

Roy Staab, Compass Star, 2009

Roy Staab, Foot Print exhibition in Denmark, 2008

Roy Staab, NWL Spectical, 2005

Roy Staab, Reflections Flowing, 2008

Talvolta invidio Roy Staab (artista nato nel Milwaukee, USA): nei video che produce per documentare le sue opere si sente lo scalpiccio delle sue scarpe, qualche risata, pare felice.
Le sue opere, realizzate in siti differenti e utilizzando sempre materiali locali – come erbe, canne, arbusti, paglia, bambù, alghe, – sono effimere costruzioni che ricordano i manufatti di culture preindustriali la cui funzione pratica sia divenuta obsoleta: sàrtie per governare il vento senza vele né barca, nasse per non pescare niente.
Sin dai primi lavori su carta si tratta, nella sua opera, di conciliare la fluidità della natura, spesso l'acqua, con configurazioni geometriche astratte. Queste opere sottendono spesso un centro che virtualmente origina la struttura e l'orienta. In certi casi le tracce sono impronte sulla riva sabbiosa o esili corde di felce sulla superficie mutevole dell'acqua. Per realizzarle Roy cammina, o sembra che cammini, perché io credo che piuttosto danzi, così lentamente che quasi non appare. Ed allora si comprende come per lui sia importante il processo del fare, che si tratta di un rituale per ritrovare la dimensione spirituale, per restituire ordine e donare una dimensione estetica all'ambiente circostante, e che le sue meravigliose costruzioni sono in realtà mandala, e perciò effimere, la qual cosa ricorda la caducità delle cose e la grande forza di morte e rinascita insita nei processi naturali.


Sometimes I envy Roy Staab (artist born in Milwaukee, USA): in the videos those document his work you hear the shuffling of his shoes, laughter, and he seems happy.
His works, produced in different sites and always using indigenous materials - such as grass, reeds, shrubs, straw, bamboo, seaweed - are ephemeral constructions that resemble the artifacts of preindustrial cultures whose practical function became obsolete: shrouds to govern the wind without sails or boat, no more suited to fishing fish traps.
Since the early works on paper, Roy Staab joins the fluidity of nature – often water – with abstract geometric configurations. These works subtend a center that originates virtually their structure and her orientation. In some cases he draws lines through footprints on the sandy shore or thin fern ropes on the changing surface of the water. Roy walks to implement them, or appears to walk, because I think he instead dances, so slowly that it hardly appears. And then we understand how important it is for him the process of doing, that this is a ritual to find a spiritual dimension, to restore order and give an aesthetic dimension to surroundings, and that its beautiful buildings are in reality mandalas and therefore ephemeral, which would remember the impermanence of things and the great power of death and rebirth inherent in the natural processes.


Source: Greenmuseum, Roy Staab su Myspace e Youtube